La (lunga) storia di Lumignano

Scritto da Paola Lugo

Per comprendere pienamente la bellezza strepitosa della falesia di Lumignano bisogna salire sotto le sue pareti in una bella fredda e limpida giornata di pieno inverno, quando in paese la brina ricopre la strada e le case sono quasi tutte all'ombra. Man mano si sale lungo il sentiero roccioso fa sempre più caldo, e lo zaino, con la corda e il resto, non pesa proprio per niente. Si può anche salire senza pensieri bellicosi, solo per il puro piacere di stare lì, seduti sotto vie famose, linee che sono rimaste nella storia dell'arrampicata, a guardare la pianura che si stende piatta piatta in fondo, e pensare che è davvero un posto bellissimo.

Lumignano ha tante facce: ci sono tanti microcosmi che convivono in questo piccolo paese, e spesso si sfiorano senza toccarsi. C'è il paese amato dai suoi abitanti, giustamente orgogliosi dei loro bisi e delle loro storie. Ci sono i sentieri degli escursionisti, che si fermano la domenica con il naso all'insù a guardare gli scalatori. Ci sono le rocce che ospitano le erbe rare e i rapaci, difese dagli ambientalisti. Ci sono le rocce amate con passione, accarezzate mille volte, da parte dei climbers... In realtà tutti amano questo posto, e a volte bisognerebbe parlarsi di più, e tante polemiche del passato non ci sarebbero state.

Lumignano ha una lunga e bellissima storia da raccontare. I primi salitori documentati hanno un nome illustre: Nel 1924 Severino Casara, compagno di Comici, e Francesco Meneghello si avventurano nel poco invitante, soprattutto per noi contemporanei, camino chiamato La Sbrega dagli abitanti del luogo. il gioco piace e di lì a poco ecco tracciata la Maruska e la ben più impegnativa Parete Rossi. Da allora in poi gli alpinisti vicentini iniziano a frequentare assiduamente la “Classica”, considerata , però, ancora semplicemente un'ottima palestra di allenamento per le grandi pareti dolomitiche. Qualcosa inizia a cambiare nella mentalità classicamente alpinistica, che ricercava fessure, diedri, camini, con il giovane Ugo Simeoni, che nel 1969 , risolve, con l'uso di due chiodi a pressione il primo “problema placca”: aprendo la temutissima Simeoni, ancor oggi un severo 6a. I tempi stanno cambiando, è chiaro, il free climbing, è alle porte, con la ricerca del salire eticamente pulito e la soluzione della difficoltà come obiettivo primario della scalata. Di quel primo periodo sono due gli itinerari indimenticabili, aperti da un indimenticabile frequentatore di Lumignano. Nel 1976 e nel 1977 Renato Casarotto sale lo Spigolo e la Pancia che portano ancora oggi il suo nome, due itinerari ancora ripetutissimi e temuti (chi si fermerà alla serata avrà l'occasione di vedere la foto con la chiodatura originaria...e ripensare il proprio concetto di chiodatura lunga...) Mentre Diego Campi inizia con spirito innovativo a frequentare ed esplorare le potenzialità di altri settori , arrivano gli anni '80, ed è la grande stagione di Lumignano. Michele Guerrini apre instancabilmente le lunghezze più belle della Classica tutte dotate, da quel grande alpinista che è, di una logica impeccabile. Pierino dal Pra sale con leggerezza d'artista gli itinerari più difficili e si spellano volentieri le dita sui buchetti malefici gente come Bassi, Manolo, Mariacher, Iovane, Scheel.... la storia è lunga, e a giudicare da tutte le facce nuove, giovani ed entusiaste, che si vedono sempre più in giro, c'è ancora tanta voglia di scrivere altre pagine