Introduzione di Manolo alla guida del 2007

Scritto da Manolo (Maurizio Zanolla)

Mi ricordo che dovetti fermarmi, aprire la porta e cercare la "mezzaria". Non si vedeva un ca...volo in quella nebbia della madonna, quella strada per arrivare era sempre così, chissà come faceva Gelindo Bordin a correre così veloce.

Mi ricordo di quel sentiero, che partiva vicino all’acqua e sbucava quasi subito sopra la nebbia fra alberi di foglie ancora infiammate e finiva contro la roccia gialla e anche un po’ grigia. La nebbia da lassù diventava la cosa più bella mentre l’autunno sembrava ancora un anno lontano dall’inverno.

Mi ricordo Margherita... e la prima volta.

Mi ricordo Durlindana subito vecchia... come tutto quello che era grigio... intanto sotto la nebbia ogni tanto suonava la campana, il Boss sull’onda di "Born in the USA" sbarcava in Italia e noi, fra le pietre, bevevamo caffè atomici.

Più di qualcuno scivolò dall’Apropoli mentre sotto la nebbia il megafono strillava..."...el giustaombrèle femene".

Mi ricordo di quando ci sono riuscito ma anche di quando non ci sono riuscito.

Non voglio ricordarmi di quando sono finito a terra e nemmeno del giorno che un aereo precipitò insieme al grande Manuel Scorza.

Mi ricordo la corsa all’oro... che dolorosa in quei buchi... e poi tutte quelle gambe assottigliate, infilate in quelle righe colorate... ormai passate.

Mi ricordo di Lucio, mezza galletta di riso, mezzo cucchiaino di tain e mezza tazza di tè mentre parlava a "stillicidio" ma soprattutto mi ricordo il suo "buon pane".

Mi ricordo che vicino "alla quiete eterna" si dormiva bene, era piano e c’era silenzio... se non c’erano Peter e... Oswald nei dintorni.

Mi ricordo, leggendo quel nome, di quanto tempo era ormai passato da quando avevo preso l’ultimo Orient Express. Intanto nei giornali si leggeva che in Cina la Thatcher contrattava Hong Kong, più vicino usciva In nome della rosa e l’Italia dopo le BR cominciava a spendere, ma c’era ancora troppa nebbia fra noi... ed il resto del mondo.

Mi ricordo quella strana rivalità fra noi non ben definita.

Non mi ricordo se fosse stato prima Mariacher a parlare italiano...o Luisa tedesco... ma mi ricordo che Leo diventava Bravetto e la schiena di Gerhard sempre più grossa.

Mi ricordo di quando Kammerlander, l’austriaco dai capelli lunghi e rossi, mangiò una scatola di sardine fredde e poi fece 5 trazioni monobraccio su quel ramo d’ulivo senza togliere lo zaino.

Mi ricordo di Martin, camminava un po’ piegato con gli occhiali alla John Lennon, un orecchino enorme e rotondo con un boomerang svizzero per cappello.

Mi ricordo il Somaro e appena un po’ più in là quella linea... un po’ ondulata, ancora da fare con quella frase alla base scritta per me...

Qui dove la primavera arrivava presto Hans Peter Eisendle un giorno disse... senza ridere, che il sangue, senza bere diventava come la malta...

Intanto Mighel mangiava poco e ricominciava a chiodare, Toni frequentava poco la scuola e non era promosso... mentre Pierin cominciava a scalare... ed era promosso... ed io ero già da un’altra parte, l’America bella o brutta ci stava aspettando.