Sergio Billoro

Scritto da Luigi Billoro

Potrei iniziare raccontando della prima ravanata sui 3, 4, 5, 6, 6a ecc., oppure della prima gita in montagna, ma forse ero troppo piccolo (addirittura ancora a gigioneggiare nel pancione della rossa di mia madre: Gemma), oppure della prima grande via in montagna (dove per grande non si intende di difficoltà elevata, ma piuttosto di ambiente grande anzi grandioso...), oppure del primo corso di ghiaccio o roccia con il C.A.I., oppure del mio primo scivolone su pendio di neve di cui porto ancora le conseguenze (fisiche: piccola cicatrice nel braccio sinistro, mentali: le potete vedere tutti...), oppure della prima via a vista, oppure della prima levataccia di notte in bivacco per fare la pipì, oppure del primo bivacco all'addiaccio comprensivo di bufera di neve, oppure del primo 8a, oppure...

E la lista penso sarebbe lunga e noiosa, mentre ritengo più importante soffermarmi per un momento sull'unica persona su cui convergono tutti questi "oppure": Sergio. Forse potrebbe sembrare l'intervista al solito ciclista veneto che "saluta tutti i suoi genitori, perché è contento di essere arrivato uno"...ma posso rassicurarvi che non è così. Chi ha avuto modo di conoscerlo può comprendere il gene arrampicatorio che circola nel mio DNA.

Sergio ha sempre respirato quell'aria che solo in montagna si può trovare, fin da giovane nella casa estiva del patronato San Francesco, sui sentieri, sulle cime innevate, sulle vie d'alpinismo, d'inverno, d'estate, per tutta la vita...come volete che crescano i loro figli?

Infatti quando era stagione di Lumignano, Sergio "Gato Vecio" scalpitava fin dalle prime ore del mattino, anche se poi prima di partire c'era sempre l'ultimo giro per prendere qualcosa che immancabilmente dimenticava... e quanto m'incazzavo perché si perdevano due minuti preziosi...

Tanto per ricordarne una mitica: all'attacco della Gogna in Marmolada pronti a partire, apre lo zaino per tirare fuori le scarpette e ...sono rimaste in macchina... morale: si è fatto tutta la via con le scarpe da trekking, per la gioia del suo compagno, il mitico ferroviere Maurizio.

Ma lui era fatto così, tanto "casin" quando era ora di prepararsi ma poi quando si partiva... via dritti alla meta...in montagna, come in falesia come in tutte le cose in cui si è impegnato...

Sempre in fermento, mai fermo, sempre in contatto con tutte le realtà dell'arrampicata, nonostante l'età non più verde, le sue idee e la sua concezione erano sempre con un occhio al futuro, verso i giovani e tutte le cose nuove che nascevano in arrampicata... per cui il suo attaccamento a Rocca Pendice e a Lumignano poi, fanno parte del sua visione dell'arrampicata vista soprattutto come gesto.

Tanto che si è prodigato per far si che questi posti non venissero interdetti agli arrampicatori, ma anzi, affinché anche l'arrampicata fosse considerata un elemento che valorizzava il posto.

Ancora oggi frequentiamo Lumignano e immagino che "Sean" sia sempre lì ad aspettarci dietro ogni curva del sentiero con il suo sorriso, e i suoi capelli e barba brizzolati, pronto a saltellare avanti come un folletto... come faceva quando mi portava in montagna le prime volte...e sono sicuro che lui è ancora lì ad attendermi.... e sorrido come un bimbo...

Ciao Sergio.