Un'idea, un sogno

Scritto da Michele Guerrini

Dopo l'era del quarto grado, dove la regola era salire e scendere lo stesso itinerario logicamente slegati (la vera libera?); dopo il sesto grado di Solleder, Vinatzer & C., dove la logica era l'unica regola; dopo l'ossessione della goccia d'acqua degli anni '50 e '60, l'arrampicata viene definita libera (free, frei) dai protagonisti che ne hanno scritto l'evoluzione. Ma libera da cosa, se da questo momento in poi l'arrampicata sarà circoscritta da una serie di "regole" mai scritte condivise dalla globalità degli arrampicatori di tutto il mondo?

Con questa parola dunque contraddittoria ha inizio un'epoca durante la quale, accettato unanimamente lo spit in falesia (a parte gli inglesi), viene definita un'etica precisa la cui essenza sarà lo stile rotpunkt. On sight di vie mai viste o conosciute prima ed effettuate in un clima di silenzio, nel rispetto del momento quasi magico; soste rinviate con l'ultimo appiglio in mano; tentativi rigorosamente dal basso con la corda tirata sempre giù fino a terra; rinvii sempre all'imbrago, quantificazione dei tentativi ad ogni singola prova dei movimenti; inesistenza o quasi di vie scavate; nessuna striscia di magnesio ad indicare appigli o appoggi...

Con il passare degli anni le nuove generazioni (e non solo) hanno trovato queste regole troppo "restrittive" ed eccessivamente rigide, e così, in nome della libertà dell'arrampicata, ne hanno reinventato la deontologia, confondendo un po' i nostalgici-romantici delle E.B.

Così, andando in falesia qualche ora più tardi dei più giovani per aver dovuto riposare maggiormente nel rispetto di quel recupero muscolare che con l'età è sempre più lungo e lontano, ci si deve destreggiare tra miriadi di corde penzolanti da soste o "fissi", lasciate intere giornate da chi attende l'ora ispirata, la temperatura giusta, l'umidità ideale e il completo recupero dato dall'ultimo aminoacido ramificato ingurgitato, per poi affrontare il decimo tentativo della giornata sulla via.

Trovata la salita di riscaldamento libera da corde, ma dovendo chiedere gentilmente al proprietario dei rinvii già in posto la possibilità del loro utilizzo, si parte finalmente a scalare, trovando fin dai movimenti iniziali, lunghe strisce continue di magnesio che portano come i sassolini di Pollicino ai primi, enormi, e quindi ben visibili, appigli della via.

Terminato a fatica il riscaldamento e spostandosi sotto la via obbiettivo della giornata, si possono, a volte, vedere alcuni atleti, simili a pescatori ma lontani dai corsi d'acqua, con strane canne da pesca che servono loro a passare la corda, prima della salita, solo nei primi 3 spit della via più corta della falesia (8 m con 4 spit).

Con sorpresa, guardando in alto, ti capita poi di trovare una fila di "fissi" sulla via scelta che qualcuno ha posizionato qualche minuto dopo il tuo ultimo tentativo della settimana precedente, così che puoi partire senza neanche un preparato all'imbrago, scoprendo dopo anni di essere più leggero anche tu.

Sul passo chiave la scusa per l'ennesimo resting non sono i venti km che di sei sparato di corsa il giorno prima a 30 gradi centigradi, ma senz'altro l'accumulo di magnesio sull'appiglio risolutivo, che qualcuno non ha mai spazzolato nemmeno dopo il decimo tentativo della giornata, e per tutti i sei giorni successivi; senza contare che tutte quelle strisce di magnesio per i piedi non ti servono assolutamente, visto che dall'appoggio segnato ti separano almeno 20 cm di altezza.

Comunque, contento del tuo tentativo che sta per terminare, ad un passo dalla sosta le forze ti abbandonano e ti costringono ad un volo di altri tempi, visto che non hai nemmeno il tempo di passare l'ultima protezione; così, pieno di adrenalina, ti fai calare fino a terra e fumi l'ultima sigaretta mentre uno degli spettatori ti chiede di usare la tua corda, con la scusa di non avere troppo tempo. Senza nemmeno sfilarla dalla via si lega e parte veloce quasi ad occhi chiusi; arriva al passo chiave e senza usare i piedi stringe quegli appigli da te appena puliti, arrivando poi a prendere la catena al volo, e proclamando così la sua libera...

Prima di ripartire per il tuo tentativo, prendi ancora qualche minuto di recupero, così vai a guardarti l'ultima linea che stai chiodando, con orgoglio poiché è una delle ultime logiche della falesia, visto lo spazio disponibile; guardando bene noti che qualcuno, con la corda dall'alto, perché mancano ancora alcuni spit nei punti chiave, ha già provato i passaggi segnandosi persino qualche appoggio!

Così, frustrato per non essere nemmeno il primo a provarla dopo tanto lavoro (e ancora ne manca...), torni sotto la tua via della giornata e visto che i preparati sono tutti "fissi" e nemmeno tuoi, tiri giù la corda e ti consoli con qualche tiro "duro" che tutti rifiutano di fare per le protezioni troppo lunghe, trovando finalmente gli appigli puliti e senza magnesio. Che sia questo l'unico deterrente?

Poi, verso sera, se sei fortunato a trovarti al bar al momento giusto, forse quello che dice di avere liberato la via potrà pagarti una lemonsoda per la sua performance, ma da testardo e romantico che sei, farai meglio a spararti un cabernet dei Berici alla faccia di tutti!