Dai piramidali alla Piramide

Scritto da Andrea Minetto

1986: dopo avere inutilmente tentato con feroci allenamenti, gestiti con competenza nulla, di avvicinarmi ad Orient Express ed aver ricevuto in cambio due tendiniti ed una lezione (leggi bastonata) da cui non mi risolleverò moralmente mai più, decido che la mia strada per la gloria non sarà diventare bravo ad arrampicare, per questo ci voleva scientifica preparazione, (e qui ci potevo arrivare), ferrea volontà, (e già qui non ci siamo, devo ancora smettere di fumare dal 1978), talento (e qui stendiamo un velo pietoso).

Come incanalare tutta questa energia che mi portava a fare 2 ore al giorno di inutili traversi al muro di Padova, con 20 chili di pesi e addirittura in calzini per fare più fatica? Ore di assoluta perdita di tempo che mi hanno valso un solo primato: ero l’unico tra i miei amici che riusciva a spaccare sempre le noci e spesso anche le mandorle a mani nude. Di salire sopra il 6c e qualche 7a non se ne parlava.

Per continuare a divertirmi dovevo ampliare i miei orizzonti in un campo dove avrei avuto pochi concorrenti: la fatica.

Ma una fatica che mi desse un nuovo terreno di gioco e una gratificazione emotiva: la chiodatura di nuovi itinerari.

Dopo i primi approcci a Rocca Pendice e qualche via a Lumignano Classica nasce la grande (per me) impresa della chiodatura della Piramide. La Piramide, affascinante, evidente e bellissima struttura indipendente a destra della Classica, alta da farci vie di due tiri era lì pronta.

Come usavo all’epoca, approccio dall’alto con interminabile avvicinamento attraverso la Classica, poi roccette quindi terrazzino da dove faccio una bella sosta e butto la corda singola, mi calo (che culo, ho appena comperato una corda da 55 metri che allora era una stranezza ed arrivo a terra a pelo) e inizio a chiodare quello che per me è il "mio" settore più bello.

Senza sorpresa a metà parete trovo i chiodi di alcuni tentativi dei fortissimi che mi hanno preceduto (Diego Campi) tra cui il più bel chiodo che io abbia mai visto: ricavato per fresatura dal cardine di un portone di bronzo e che ancora devo avere in qualche recesso del mio garage ed un altro meraviglioso fatto con un chiodo grosso da legno con un fil di ferro saldato sulla capocchia (alla faccia dei miei spit a prova di bomba).

Dopo un doveroso minuto di silenzio in omaggio a tanto pelo sullo stomaco attaccai il trapano e addio poesia...

Il risultato: 23 tiri da belli a molto belli, expo perfetta, roccia meraviglia, arrampicata tecnica dal 6a al 7a.

Hanno collaborato recentemente Federico Piazzon (quello con i capelli lunghi ed il culo grosso che sta due mesi sulla stessa via) e Paco (quello un po’ strano con i baffi, postsessantottino, che non si tiene ma ha un coraggio pazzesco).