Anfiteatro

Scritto da Andrea Minetto

Durante un’esplorazione con partenza dalla "Classica" un giorno io, Luca e il prode Diego Boschello trovammo una cengia che portava al di sopra di questa fascia di rocce, attrezzammo una sosta e calammo Diego per quasi 50 metri, quando spuntò oltre il bordo ci raccontò di fessure sporche, alcuni chiodi vecchi ma niente di speciale (a suo tempo l’inesauribile Diego Campi aveva già messo le mani anche qua, lungo un’evidente serie di fessure tutt’altro che stupide, usando anche cunei di legno).

Passarono alcuni anni, ed evidentemente in preda a qualche tipo di stupefacente, andai alla base di quella parete armato di due cliff appena comperati, un’ancoretta, un pochi di chiodi ed una decina di spit a mano.

Da solo, con corda attaccata ad alcuni rami, aprii l’originale di Stop the pidgeon, ora fagocitata dalle altre vie, che ripetei un paio di volte con il fido Isolani.

Dopo anni, nel periodo di massimo splendore arrampicatorio, quando, con grazia di qualche santo, facevo anche dei 7b, andai a riprovarla con Marco "Frittella" Brugnoli. Al secondo spit capii che: o veramente ero diventato un vigliacco o quando l’avevo aperta ero scemo e mi ritirai vergognosamente da quel 6b. Devo dire che, con perfidia e malcelata gioia ma ostentando dispiacere, vidi poco dopo il buon Marco fare la stessa fine.

Passarono gli anni, che ci videro all’opera in questo settore solo due volte ed ambedue con il nostro "guru" Sergio Billoro, il "vate", colui a cui non si poteva dare torto (anche perché non ritenendo che ciò fosse possibile non ti lasciava né il tempo né lo spazio per farlo), e comunque sempre un metro più avanti di tutti con le idee. Sergio aveva avuto l’idea di portare un po’ di allievi del CAI per far loro vedere come nasce una via e nell’occasione chiodammo quella che ora si chiama Zebrinskie joint ed un pezzo di Il fronte del porco.

Chiusa questa parentesi, altri lunghi anni passarono finché un bel dì mia madre (e voi direte che c’entra la mamma) mi telefona che ha litigato con papà e che sarebbe venuta a trovarmi per un po’ di giorni. Riflettei...e caricai in macchina mamma, imbrachi, corde, seghetti, falce, roncola trapano ecc... Arrivai a Lumignano e sotto gli occhi increduli degli avventori del bar (ora Fantasj) caricai come un mulo la mamma e la trascinai appesa all’imbrago fino all’anfiteatro, dove passammo tutta la giornata a ripulire la cengia e la base delle pareti. Mia madre, appassionatissima di montagna, si divertì un sacco e si distrusse fisicamente ma si rilassò in modo tale che alla sera, scesi rocambolescamente con il buio, mi chiese di riportarla da papà.

Da lì cominciò la chiodatura sistematica di questo settore con l’aiuto dei soliti Enrico Roccato, Marco Brugnoli, Massimiliano Rizzato e Alberto Rigobello realizzando un piccolo paradiso della medio-bassa difficoltà.