I nomi delle vie di Lumignano

Scritto da Andrea Minetto

" ...pensavo ai nomi delle vie di scalata (di Lumignano) come esempio del vuoto culturale di un certo ambiente sportivizzato in quei giorni ma la scemenza era riscontrabile in mille altre sfaccettature..."

"...i nomi di Lumignano... erano deprimenti così come era avvilente la cultura che aleggiava..."

(Franco Perlotto: Pareti Lontane - ed. Nordpress 2000, pagg. 70-71)

 Primi anni Ottanta, mi sono fatto eleggere in consiglio del CAI di Padova (poca gloria, sono bastati i voti della morosa e di quattro amici in cambio di una birra... voto di scambio). Con ingenuità e stupore crescente partecipo alle sedute del consiglio, che curano perfettamente la mia insonnia.

Facciamo decine di riunioni per discutere se e come e quando mettere una madonnina vicino al rifugio Locatelli (e attenzione che loro lo chiamano Draizinnenutte); altre duecentocinquanta per il depuratore, poi si pensa alle commemorazioni dei caduti, al premio Marcolin e a beghe varie, tanto che pareva il governo Prodi (ma Prodi si scrive maiuscolo?) di adesso. Nel frattempo la madonnina si corrodeva, la merda colava sul ghiaione e alle commemorazioni non ci voleva andare nessuno. Il premio Marcolin non ho mai capito perché esistesse e delle cose veramente importanti si poteva parlare poco e male e quasi sempre per la determinazione di pochi fuori dal coro, il grande Sergio Billoro in primis.

In una di queste tetre occasioni, in cui la birra post riunione era il momento salvifico della serata e del nostro ruolo, concepisco l’idea diabolica.

Il giorno dopo, trapano alla mano, sono a Rocca Pendice, settore Dinamiche; tiro giù una linea di spit su un percorso già provato dall’alto e con sorrisetto maligno scrivo il nome: I.T.T. ...Che vuol dire? Lo scoprono tutti pochi giorni dopo sul bollettino: vuol dire "Ifix Tchen Tchen" l’urlo alieno lanciato da Supersex, alias Gabriel Pontello, extraterrestre dotato del famoso (per la mia generazione ) fluido erotico, alla fine delle sue prestazioni.

Alla successiva seduta del consiglio, dopo i consueti sbadigli finalmente un succoso intervento: un consigliere espone al pubblico ludibrio la mia malefatta, lasciando allibiti i presenti che, per età o per scelta, non sapevano nemmeno di che parlasse. Alla richiesta del consigliere ** ********** risposi: "Evidentemente caro consigliere io e lei abbiamo gli stessi gusti in fatto di letture..."La faccenda si chiuse lì provvisoriamente, ma con poi tutto uno strascico di polemiche.

Da questa curiosa, e per me buffa esperienza, nascono i nomi che per un periodo hanno caratterizzato la mia attività a Lumignano, una voglia e volontà di rompere i c... ed il gusto di vedere magari un bacchettone come Angriman in spaccata su Anal Dream e farglielo notare, oppure ad un altro chiedere dove sei? "Su Spaccamelo". Giochini da scemo? Forse, ma tant’è, i nomi di quel periodo sono quelli e lì restano, poi gli anni passano e i gusti cambiano, ma come scrive il saggio Perlotto: "Non si trattava di burle da goliardi, perchè non duravano poco, ma erano indelebilmente scritti sulla roccia a imperitura memoria".

A dire la verità i nomi delle vie di arrampicata sono spesso noiosi, ripetitivi e quasi mai esprimono qualcosa se non a coloro che li hanno dati.

Si tirano fuori i nomi storici, cioè le vie con il nome dell’apritore (vedi Casarotto, Mariacher, Campi, ecc...), qualche nome che connota l’aspetto geomorfologico della via tipo Arco d’oro o Bucomania, Bustomania, Goccia d’acqua e qualche nome premonitore tipo Burro e piombo, di cui c'è da dire che, dato il viscidume degli appigli, mai nome fu più azzeccato.

Altri nomi erano legati alle caratteristiche dell’arrampicata, ad esempio Più dolore per favore, Falangioni, Tacchetta Kid, Mare allucinante, Spigolo e Diedro della sbrega (quante allusioni sessuali in questa... Sbrega?).

Altre vie sono dedicate (o autodedicate): Ciccion de merda al buon Luca Isolani, Vecio marso al sottoscritto, la Pancia Simionato alla pancia che aveva Marco Simionato, El Somaro al somaro che ci ha deliziato dal fondovalle con i suoi ragli a 130 decibel, e via di questo passo ognuno dei chiodatori con le proprie pulsioni e le proprie associazioni mentali.

Luca Isolani e Sandro Frisiero però si sono distinti per alcuni nomi veramente stigmatizzabili (Voglie di doglie, Gestazioni incompiute, Battaglie perdute, Dissoluzione entropica, Astrazione empatica) ed alcuni nomi deprecabili per un arrampicatore, La fatica di Sisifo, Come una cometa (originalmente Meteora, poi costretto a cambiare), e occasionalmente portasfiga (La caduta degli dèi che letto in dialetto diventa La caduta déi déi, cioè delle dita, fatto realmente accaduto sull’omonima via nel 1995).

Luigi Venezian invece ha sempre voluto marchiare i propri fatti e misfatti con il suo famoso marchio LV a fianco dei nomi. Io dopo il periodo sexy ho avuto il periodo fobie, manie e poi l’apoteosi creativa con la lettura e lo scopiazzamento, aiutato dal vivace Simionato, del bellissimo libro di aa.vv. Sfiga all’O.K. Corral (ed. Einaudi Stile Libero), fonte inesauribile di ispirazione assieme ad altre impegnate letture tipo Tex o Topolino. Che Perlotto avesse ragione? "Quale cultura o anticultura, anche minimale, ci suggerivano nomi come Paturnie uterine, Clito rovente... Sotto a quelle pareti di roccia non c’era NULLA".

E, aggiungo io, per fortuna che sotto quelle pareti non c’è più nemmeno Perlotto.

Michele Guerrini, persona molto più seria di me, ha usato un sistema non standard e si è basato sull’ispirazione del momento stando sempre nel binario della sobrietà ed assieme a lui la maggior parte dei chiodatori della Classica, forse un poco noiosetti ma non criticabili anche perché ogni tanto troviamo delle belle chicche come ad esempio la serie che da Odore dei sogni passa per Sogni d’oro, Oro puro e infine Arco d’oro in un crescendo di bellezza e difficoltà.