Dei del Brojon

Scritto da Andrea Minetto

Correva l’anno 1989. Il caro amico Luca Isolani, alias "ciccion de merda" per la sua prestanza fisica, assieme al compare Sandro Frisiero inizia un’impresa titanica: la chiodatura di Monte Brojon.

Il sottoscritto è fuori città per lunghi mesi (per lavoro, anche se nessuno ci crede) e perde il controllo della situazione. Vengo a sapere solo dopo parecchio tempo di questi lavori fatti un poco in stile carbonaro.

Ispezione immediata, dove rimedio: un’infangata pazzesca, l’attacco di uno sciame di vespe, un sacco di parolacce da Giorgio e Alberto, compagni di quel giorno.

Però... Il posto è bellissimo. Il lavoro che stanno facendo è maniacale. Sandro, per senso ecologico o per non fare troppo male alle piante, tagliava rovi e pungitopo con le forbicine da unghie, poi piazzavano una sosta, provavano il tiro tutti e due, discutevano dove e come piantare gli spit (a mano) e se tutto andava bene nel giro di tre, quattro giorni avevano completato la via, salvo modifiche.

Questo certosino lavoro creò degli indiscussi capolavori, da Araba fenice al Muro di Jericho da Pianto di Andromaca a Empireo emozionale, in un settore che tutt’oggi è uno dei più gettonati.

In tutto questo, quando oramai i lavori di fatica erano fatti, ci intrufolammo prima io, poi Luigi Venezian, poi pure Enrico Rasia, l’aggiustaossa.

Con l’ingordigia di sempre saturammo praticamente ogni metro quadro, addirittura Luca chiodò delle vie ora scomparse che nessun sano di mente avrebbe concepito (Pinocchietto, 6 metri di cui 3 di avvicinamento 1 metro di arrampicata, 2 metri di uscita).

Richiodata recentemente questa falesia rimane un posto magnifico, prettamente invernale, con la strategica vicinanza degli strapiombi del settore Piardi e delle vione di Luigi sugli strapiombi a destra del pilastro.

Pur non essendo il mio settore preferito, ha in sé legati dei bellissimi ricordi di giorni passati con il logorroico, tremolante, noioso, lento ma VERO amico: Luca Isolani.

NANETTO: circola una leggenda metropolitana sulla via Caduta degli dei, da allora chiamata Caduta dei déi (déi=dita, in dialetto veneto) Ebbene: non è una leggenda!!! Il malcapitato climber in questione si cimenta su questa via con evidente difficoltà e sul passaggio strapiombante ha la brillante idea, dopo un bel "gnaro", di allongiarsi allo spit con una catena di due rinvii... poi prova il passaggio restando attaccato... il bel momento in cui riesce finalmente ad alzarsi sopra il chiodo, dimentico della sua condizione, vola e non trova di meglio che attaccarsi con la mano al primo rinvio... Nel frattempo il secondo con lui attaccato gli stacca di netto un paio di falangi dell’anulare.

Fin qui è storia. La leggenda invece vuole che proprio in quel momento passasse là sotto un cane ed il dito non venisse più ritrovato.