L'altra Lumignano

Scritto da Andrea Minetto

Il tempio sacro dell’arrampicata: Lumignano Classica, una sequela di vie meravigliose, nomi che hanno fatto la storia, buchi dolorosi, facce tirate, acido lattico, dita frantumate, tendiniti croniche, non solo questo ma anche competitività alle stelle, sovraffollamento, voyeurismo arrampicatorio, maestri non sempre richiesti, una pseudoetica locale intransigente, tutto questo ed altro che non sto a raccontare rendevano l’arrampicata alla mitica Classica un'esperienza in qualche modo stressante; l’alternativa era l’ambiente un po naïf di Rocca Pendice, feudo del CAI di Padova che nessuno dei vari forti dell’epoca è mai riuscito a sportivizzare del tutto.

Noi ci sentivamo un poco a disagio! Tra i consigli alimentari di Lucio Bonaldo, le code chilometriche sui quattro tiri (sempre quelli) ormai stralucidi (vent’anni fa) che riuscivamo a fare, le direttive su come posizionare il piede destro o la falange del terzo dito del sinistro, sull’ora esatta in cui provare Sharura o, per i forti, Atomic; le discussioni su primi, secondi, terzi rinvii passati le ormai paranoidi discussioni spit sì, spit no, spit corti, spit lunghi, chi vola vale e menate del genere.

NON NE POTEVAMO PIÙ. Ed allora si è creata una frattura nel mondo dei climber ed è nata, perlomeno nella nostra testa, quella che Eugenio Cipriani ha definito l’altra Lumignano o meglio "il gaio circo dell’altra Lumignano" fatto di gente che quando fa il 6c offre da bere agli amici, di gente per cui continuare a fare il solito 6a nonostante anni, figli, acciacchi, lavoro è un quotidiano successo, gente che parla anche di diete ma soprattutto di figa, di ombre, di viaggi, di moto eccetera. Un circo che ha trovato il suo terreno di gioco lontano dagli spesso imbarazzanti e inquietanti sguardi e commenti dei soloni della Classica su gradi valutati "umanamente" con spittature a volte quasi ridondanti ma... tanto tranquillizzanti.

Questo terreno di gioco ha permesso e permette a centinaia di persone di godere di questa attività in scioltezza, la cosiddetta arrampicata plaisir senza stress e senza "cazzodurismi" di nessun genere: se vi piace così venite nei nostri settori e non rompete riguardo a scavati, migliorati, spit vicini, valutazioni generose e così via. Altrimenti andate in Classica o in Nuova e troverete pane per i vostri acuminati denti. Nel clima di ricerca di posti vicini ma lontani ci raggiunse la notizia di una piccola falesia nei pressi di Barbarano Vicentino, scoperta e valorizzata per primi da alcuni arrampicatori di Lonigo e Verona. Con Luigi Venezian, compagno di chiodature, grigliate ed innumerevoli giornate splendidamente passate a chiodare, arrampicare e dire una marea di cazzate andammo a vederla e... trovammo un piccolo paradiso, posizione incantevole, strapiombi, placche, insomma un posto da sogno. Piantammo subito un bel cantiere e con sommo disprezzo (devo dire onestamente un poco da stronzi) raddrizzammo e sistemammo le vie esistenti senza chiedere permesso a nessuno, ovviammo ad una penuria genetica di appigli negli strapiombi regalando alla roccia quei buchi di cui la natura l’aveva ingiustamente privata, dando accesso alle bellissime placche sopra alle pance iniziali, mettemmo centinaia di spit e golfari per ogni dove e nacque Barbarano... una trentina di tiri fra cui un capolavoro come I fedeli del verticale e molte belle vie sempre impegnative in un posto splendido.